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Vincenzo Gibilisco nacque a Palazzolo Acreide, in Provincia di Siracusa, il 12 luglio 1887, da Salvatore e da Maria Stella Filiberto. A Palazzolo Acreide vi abitò fino all'età di sedici anni, quando decise di trasferirsi in Calabria, dove trovò lavoro come assistente alle ferrovie. Sicuramente era ancora in Calabria, dopo un periodo trascorso nell'isola di Malta, quando fu richiamato per espletare il servizio di leva, che compì come finanziere in varie località italiane. Dopo avere assolto il servizio di leva, si trasferì a Catania dove costituì una ditta, la quale aveva come compito l'appalto di sculture in pietra bianca. Questo mestiere l'aveva appreso nel suo precedente soggiorno nell'isola di Malta, dove aveva vissuto per qualche tempo insieme al fratello Antonio, il quale l'avrebbe successivamente coadiuvato in questa sua nuova attività. Nel 1911 sposò Salvatrice Fichera, dalla quale ebbe sei figli: Salvatore, Maria Stella, Pina, Fernando o Nando, Adele ed Aurelio. Purtroppo, due di essi, Adele ed Aurelio, morirono in tenera età. Nel 1915 fu nuovamente richiamato sotto le armi, ricoprendo la sua vecchia carica di finanziere. A guerra finita, ritornò a Catania per continuare la sua attività di scultore di pietra bianca. Infatti, sue sono molte delle opere di decorazione artistica e di fine scultura che si possono ammirare nel viale XX Settembre della città Etnea, nella facciata della chiesa del Crocifisso dei Miracoli, in via Umberto, e suoi sono anche molti dei lavori ornamentali, eseguiti sempre su pietra bianca di Malta, che si trovano nelle cappelle del cimitero. Inoltre, si occupò anche di abbellire la facciata della villa Manganelli, situata nell'attuale corso Italia, con affreschi di vernice dorata, denominati ‘i lavori in oro’. In quegli anni, è importante rilevare che soltanto lui e suo fratello erano gli appaltatori di questo genere di lavoro a Catania. Come riconoscimento per le sue opere, qualche anno dopo, gli fu conferito il titolo di Cavaliere del Lavoro; titolo che, tuttavia, non adoperò, per il suo carattere semplice e per la sua innata modestia. Prima dell'inizio degli anni '30, perse il figlio minore di appena 21 mesi; il dispiacere per quella inaspettata, quanto immatura scomparsa, gli procurò una terribile ulcera; malattia che, sfortunatamente, gli fu riconosciuta soltanto in punto di morte, che sopraggiunse quando si trovava a Tripoli, in Libia, nel giorno di Natale del 1946. Nel 1929-30, lasciò definitivamente Catania. Questo fu dovuto a causa delle errate diagnosi che avevano fatto alla sua malattia: i medici erano riusciti, in pochi anni e con numerosi insuccessi dal punto di vista sanitario, a sperperare il suo patrimonio. Così, coraggiosamente e con determinazione, si trasferì a Tripoli, e, dopo alcuni mestieri, esercitati più per sopperire alle necessità della sopravvivenza che per libera scelta, trovò finalmente un appropriato lavoro nello studio dell'ingegnere edile Angelo Picardi di Napoli, con mansioni di "Assistente Edile". Nel 1940 fu ancora una volta richiamato alle armi per ricoprire il grado di tenente dell'UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), dove vi rimase anche dopo l'invasione delle truppe inglesi. Vincenzo Gibilisco si spense all'età di 59 anni, come già detto, nel giorno di Natale del 1946, nell’ospedale di Tripoli, in Libia, a causa di una ulcera non riconosciuta. E’ rimasto sepolto nel cimitero Italiano della capitale libica. |
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| La parte iniziale di una poesia scritta in dialetto Siciliano dall'Artista Vincenzo Gibilisco. |
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